SeeD ~ The Last Generation RPG

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L'arrivo di Cecilia.
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Il tempo era davvero pessimo. Cecilia non amava il freddo perché era costretta a coprirsi il corpo e lei non lo sopportava. Ma era sicura che la scelta del Garden di Trabia fosse quella giusta. In un posto così freddo gli uomini avrebbero volentieri chiesto di essere scaldati... E lei sapeva scaldarli bene, gli uomini. E in fondo anche le donne, se ce ne fossero state di disponibili.
Partì a piedi e presto ringraziò di essersi vestita tantissimo, a discapito della sua femminilità. Giunse finalmente al garden dopo parecchie ore di cammino, stanca. Prima di cominciare a "lavorare" avrebbe dovuto farsi un bel bagno caldo e ristoratore... magari in compagnia di qualche giovane soldato carino.

Si fermò, tremante, davanti al portone di ferro che la separava da un confortevole ambiente caldo. I suoi occhi saettarono su una giovane guardia accanto a uno dei due posti di guardia. Sembrava essere solo. Con passo lento ed aggraziato, per quanto le condizioni del terreno permettevano, gli si avvicinò.
« Ehi, ciao » cominciò a dire, levandosi il cappuccio per far intendere a lui che genere di bocconcino si trovava davanti.
« Vorrei parlare con chi comanda in questo Garden, puoi farmi entrare? » chiese quindi, con uno sguardo malizioso e occhi dolci.
Intanto ragionava su come spiegare esattamente al preside cosa lei ci facesse in un posto del genere. Sì, era una maga nera ma in fondo non le piaceva molto combattere. Non quanto le piacesse far sesso, comunque.

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Quella era una pessima giornata. Non solo nevicava, ma addirittura, nonostante fosse solo un cadetto, Jhon si era ritrovato a fare da guardia sulle mura. E come se non bastasse, doveva anche aggiustare la postazione di fianco alla porta. Le guardie, quelle che in teoria dovevano essere al posto suo, si erano dimesse in massa quella mattina e avevano spaccato tutte le finestre e porte delle postazioni. E lui, ovviamente, doveva ripararsele, era chinato alle prese con la finestra, tentando di sostituire il vecchio vetro, anzi quello che ne rimaneva, con uno nuovo. Era anche riuscito, nell'operazione, a farsi male. Probabilemtne nulla poteva andare peggio...
CITAZIONE
« Ehi, ciao »

Il ragazzo si voltò, e si trovò davanti agli occhi... due tette. E anche belle grosse. Vari centimetri più in alto, la loro proprietaria parlò ancora, mentre un rivolo di sangue colava dal naso dell'intirizzito ragazzo.
CITAZIONE
« Vorrei parlare con chi comanda in questo Garden, puoi farmi entrare? »

Jhon alzò, non senza un certo sforzo, lo sguardo dal rigonfiamento del cappotto verso il volto della ragazza. Tentò di dirle qualcosa, ma tutto quello che uscì dalla sua bocca furono dei balbettii poco convinti. Molto poco convinti. Un occhio più attento avrebbe potuto notare anche altre reazioni biologiche in altre zone del corpo, in effetti.
"Signorina, lasci stare il ragazzo, credo sia sul punto di svenire" urlò una voce da sopra le mura. Hime Mandagor era lì, appoggiato ai merli delle mura con una sigaretta in mano, che osservava la scena.
"Perchè vorrebbe incontrare il Preside? Anzi, aspetti che le apro, si ghiaccia la fuori... Cadetto Jhonson, lascia stare la finestra e sali qua, io accompagno la signorina dentro." urlò al ragazzo, mentre i portoni di ferro si aprivano, pesanti e lenti. Hime fece comodametne in tempo a scendere le scale che conducevano dal muro al terreno senza fretta e arrivò prima che la porta si fosse aperta abbastanza perchè qualcuno ci passasse attraverso. Era biondo, e con gli occhi scuri, non era in uniforme ma indossava dei pantaloni neri che all'interno erano ricoperti di lana, e una giacca molto pesante nera anch'essa e con della pellicia intorno alla parte superiore, epr coprire il collo dal freddo. Ora si era messo le mani in tasca e teneva la sigareta tra i denti.
"Come ha detto che si chiama, già?" chiese a Cecilia, squadrandola da capo a piedi. *Niente male, ad occhio... Chissà che vuole una gnocca del genere.* si chiese, aspettando che entrasse e lo seguisse all'interno.

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IN MEMORIA:
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
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amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
(Fabrizio De Andrè, Amore Che Vieni, Amore Che Vai, 1966)
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Se anche tu sei stato sveglio fino alle 3:49 AM a studiare la filosofia cristiana di St. Agostino, copia questo nella tua firma

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riportando a te schiere di anime perse
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Porto il marchio della dannazione eternaPorto il marchio della dannazione eterna
Per bandirti dalle porte dell'esistenzaPer aprirti la strada alle porte della pace
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Era abituata a lasciare a bocca aperta gli uomini ma in quella situazione sperava di trovare un tipo più reattivo che non la lasciasse, balbettando, al freddo. Per sua fortuna intervenne qualcun altro. Una voce provenne dall'alto, era sicuramente di un uomo giovane. Alzò il capo e incontrò il viso del proprietario della voce. Sembrava molto carino. Attese che il tipo scendesse per aprirle e lo squadrò meglio. I suoi capelli erano di un biondo piacevole e gli occhi scuri erano davvero ammalianti. La giacca che indossava lasciava intende che sotto di essa ci fosse un bel fisico. In più quei pantaloni neri gli fasciavano le gambe in modo decisamente erotico. Il modo in cui si presentò, sigaretta in bocca e mani intasca, completavano per bene il quadro che si era fatta di lui: un tipo difficile che però avrebbe ceduto.
« Mi chiamo Cecilia Eva Liebe » rispose, entrando all'interno delle porte. Si avvicinò eccessivamente di proposito al soldato, aprendo un po' la giacca e lasciando maggiormente intravedere la merce. La temperatura che c'era le permetteva azioni del genere.
« Lei come si chiama? » chiese a sua volta con voce suadente e occhi maliziosi.

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Senza nemmeno rendersene bene conto, Hime si ritrovò con la nuova arrivata che stava palesemente tentando di attirare la sua attenzione. Qualcosa al di sotto della cintura gli disse che ci stava anche riuscendo. Per un momento fu tentato di cedere e di approfittarne finchè la signorina non cambiava idea. Ora che la vedeva da molto vicino, doveva dire che era davvero molto bella. Era un poco più bassa di lui, e per un attimo, mentre la guardava nell'unico occhio che si vedeva da sotto la capigliatura, fu tentato di abbracciarla.
*No, no... al diavolo. Non posso. Io ho... altro... devo... E poi sta chiedendo dov'è il Preside. Deve averla chiamata Counters. E chiamalo scemo, questa è roba di prima scelta.* riuscì a dirsi, fermando le mani che già erano uscite dalle tasche.
"Hime. Sono il capo della guardie." disse infine dopo vari secondi di imbarazzante (a più livelli) silenzio, mentre si levava la sigaretta di bocca, tentando di far sembrare che aveva tolto le mani dalle tasche per quello. Si girò di spalle rispetto alla ragazza (mentre alle loro spalle Jhonson saliva a prendere il posto dove si trovava Mandagor fino a poco prima), soffiò via una bocata di fumo in direzione opposta alla ragazza, e continuò. "Seguimi, ti porto dal Preside. E prima che tu lo chieda," aggiunse, forte di non guardarla negli occhi mentre lo diceva, "non ho una pistola in tasca, ma sono in servizio ora quindi non cambia molto." Gran cazzata. Aveva trovato più di una volta le guardie a scopare non solo mentre stavano lavorando, ma anche in luoghi e modi che lui personalmente avrebbe preferito scordarsi. E neanche sempre con partenr del sesso opposto. Altro dettaglio a cui personalmente preferiva non pensare.
Si diresse verso il portone in ferro che costituiva l'entrata del vero e proprio garden, dopo un piccolo cortile di cinque metri che divideva il muro dalla struttura vera e propria, una specie di alto e largo torrione. La porta era, seppur in misura minore rispetto ai Cancelli del Tempo, molto grande, ma quando passò la IDcard nella fessura al suo lato essa si aprò subito, scorrendo all'interno delle pareti e rivelando il primo piano della struttura, una grande sala circolare, teoricametne bianca sia per le pareti che per il pavimento, al centro del quale era ben visibile un mosai rappresentante l'antico stemma di Trabia, ma che assumeva tonalità giallognole-arancioni a causa del camino in fondo alla sala e dei candelieri appesi alle pareti. In teoria si sarebbe potuto sostituire il tutto con luci artificiali e sifoni, ma il costo sarebbe stato troppo altro e si sarebbe ottenuto un riscaldametno di minore intensità. Ai lati del camino erano presenti due ascensori, mentre intorno al resto della sala si aprivano varie porte, perlopiù che conducevano ad archivi, a parte una che era l'infermeria (era facilmente individuabile, aveva una croce rossa su sfondo bianco appesa sulla porta). Hime si diresse, sperando di esser seguito dall'ospite, verso quello a sinistra, srisciò di nuovo la ID all'interno della fessura a fianco dell'ascensore, mentre la porta si chiudeva alle loro spalle, e entrò nella cabina che si era aperta, in attesa che la ragazza lo raggiungesse. Solo dopo pensò che la strada era lunga fino al piano dove stava l'ufficio del Preside e si sarebbe trovato solo con la ragazza in uno spazio angusto per molti piani. Questo pensiero, per quanto avesse provocato un soffocato "Oh cazzo!" tra i suoi denti, riportò il suo cervello all'idea che aveva prima...

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Capì subito di aver fatto effetto pure su di lui dal tempo che il soldato impiegò a rispondere. Anche se il fatto di non balbettare fu un punto a suo favore. Almeno non sarebbe venuto subito non appena lei si fosse minimamente spogliata. Decisamente preferiva gli uomini più "faticosi" perché c'era più soddisfazione nel riuscire a farli suoi e perché il piacere era più lungo.
Purtroppo sembrava non volere un rapporto con una donna fino a che era in servizio. In silenzio lo seguì per le vie del garden. Da fuori non sembrava così grande e rustico. Osservò a lungo il camino. Sarebbe stato davvero eccitante fare sesso davanti ad esso.
Seguì Hime nell'ascensore, facendo la brava. Almeno fino a che le porte non si furono chiuse. Allora si voltò maliziosamente verso di lui e si aprì completamente la giacca pesante, mostrando quindi gli abiti che indossava. Era un abito coordinato di colore nero con dei pizzi bianchi formato da un corpetto, che evidenziava l'abbondanza del seno, una gonna corta, che sottolineava la lunghezza e la perfezione delle gambe, una giarrettiera di bellezza e un nastro attorno al collo. Il tutto era incorniciato dai lunghi capelli rossi che liberò dal cappotto.
« Dimmi, Hime... » cominciò a dire, avvicinandosi alla guardia e posando il proprio petto su quello di lui.
« ... quando smetti di essere in servizio? » chiese quindi, rispondendo all'affermazione che lui aveva fatto poco prima.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/12/2009, 23:15


Hime avrebbe ben potuto dire che quello era un incubo diventato realtà. Per quanto una parte del suo cervello, probabilmetne una parte piuttosto intelligente, gli diceva che una bella donna poco vestita e evidentemetne intenzionata a far sesso sarebbe stata da inserire più che altro nella categoria sogno. Quando Cecilia gli si tolse il cappotto e gli saltò addosso (in senso piuttosto letterale), al povero Capitano cadde di bocca la sigaretta, e alla domanda della procace e provocante ragazza non riuscì che rispondere automaticamente con un "Domattina", senza nemmeno pensarci. Se gli vese chiesto dai posgliarsi, probabilemtne gli sarebbe uscito di bocca un convintissimi "Sissignora" e avrebbe cominciato a levarsi la giacca. Era fatto così, le donne mandavano in tilt il suo sistema nervoso. Per sua fortuna, o sfortuna che dir si voglia, Hime riuscì a riprendere le briglie del suo encefalo e riprendere in mano la situazione. "Dicevo, domattina. Sono in giro tutta la notte. Dovrei essere di guardia ai Cancelli, non si ricorda?" disse, tentando di levarsi d'impaccio dilatando i tempi. Era una cosa che aveva imparato dai politici. Se non sai cosa fare, temporeggia. Funzionava sempre. Sì, sempre. Certo.
Se non fosse che era talmente tanto tempo che non faceva sesso che non sapeva nemmeno lui come diavolo aveva fatto a non impazzire. Però... era una questione importante. Non poteva farlo, volente o nolente. Era... era un lunga storia, sì.
*Lunga storia un cazzo.* sentenziò lapidaria una voce nella sua testa. *Stai solo procrastinando, e non è così che si risolvono i problemi.* Era la sua coscienza, a occhio. Sempre dispensatrice di saggi consigli.
*Trombatela. Qui. Ora.* Ecco, appunto. Gran bei consigli.
Guardò il piccolo display dove era segnato il piano. Erano appena al primo. Counters strava al quarto.

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Le venne seriamente da ridere. Era troppo buffo quell'Hime. Con la sua esperienza però riuscì a trasformare quella che doveva essere una grossa risata in una risatina erotica e provocante. Consapevole dell'ascendente che aveva su quel soldato, avanzò, intenzionata a spingerlo contro la parete dell'ascensore utilizzando il grosso seno e bloccandogli poi i movimenti laterali appoggiando i palmi sulla medesima parete.
« Preferisci che ripassi domani mattina? » domandò.
Era chiaro per cosa sarebbe ripassata e sperava sul serio che Hime acconsentisse. Ora però non voleva terrorizzarlo ulteriormente, non voleva che al momento giusto gli venisse un infarto. O venisse troppo presto.
Lentamente si allontanò da lui, non accennando minimamente a richiudersi la giacca né a distogliere gli occhi dal ragazzo, in evidente stato di eccitazione.
« Credi che il preside mi riceverà subito? Che tipo è? » domandò quindi, volendosi informare sul suo futuro (si sperava) datore di lavoro. E magari anche cliente.

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Quelli furono attimi di puro panico. Hime si ritrovò bloccato da tutte le direzioni e "asssaltato frontalmente" dalla donna. Per un secondo fu quasi sicuro di essere sul punto di buttarsi addosso alla ragazza per consumare direttametne contro la parete dell'ascensore, poi epr sua fortuna Cecilia si ritirò, e Hime tornò in pieno possesso delle sue facoltà mentali. Bhe, quasi. Una copiosa percentuale del suo sangue era ancora impegnata a riempire i corpi cavernosi parecchi centrimetri sotto il cervello.
"Ah, sì, credo che stasera non abbia nulla d'altro da fare, quindi dovrebbe riceverla subito. A meno che non sia ancora in infermeria con la nuova arrivata. È una persona strana, il Preside Counters. Sembra che sappia sempre tutto. O quasi. A parte questo, generalente Counters è piuttosto scontroso, ma è solo facciata. Sotto sotto è buono come il pane. Certo, finchè non hai la pessima idea di provare ad approfittartene. Tradire la sua fiducia corrisponde a un biglietto di sola andata per lo Stige." le rispose, mano a mano sempre meno impacciato, Hime. A sottolineare l'ultima frase spense del tutto il mozzicone di sigaretta sul pavimento schiacciandolo con un piede. "Ah, ti avverto subito: lui non è molto ben visto dalla maggior parte della popolazione del Garden, per il fatto che viene da Balamb. Quindi, se qualcuno ti vede con lui, stai attenta. Questo posto è un nido di vipere." aggiunse, guardandola nell'occhio. Non sapeva di rpeciso perchè, ma era preoccupato. Si voltò a guardare il display. Terzo piano.

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Il soldato le diede più informazioni di quanto avesse chiesto, ma erano tutte decisamente importanti. Sapere in anticipo con che tipo di persona avrebbe avuto a che fare l'avrebbe avvantaggiata, in tutti i sensi. Sapere però che, se diventava troppo "intima" con quel Counters, rischiava di perdere la maggior parte dei clienti la mise in guardia. Come faceva a far colpo sul preside senza inimicarsi il resto di soldati? Avrebbe potuto parlar male alle sue spalle, in effetti. Sì, avrebbe dovuto pensare per bene a una strategia. Magari discuterne con lo stesso preside. Sarebbe stato tragico se il suo datore di lavoro l'avesse cacciata pensando che lo calunniasse.
Si concentrò nuovamente su Hime. La disturbava il fatto che si dimostrasse soddisfatto di averle resistito. Si appuntò mentalmente di farlo cedere il prima possibile la mattina dopo. E a questo proposito doveva informarsi meglio su di lui...
« Dov'è la tua camera? » chiese quindi con voce sensuale. Incrociò le braccia sotto il seno, facendo risultare maggiormente quest'ultimo.
« Sei mai stato con una come me? » domandò poi, marcando sul "me". Chissà se aveva già inteso che era una "professionista". Sarebbe stato imbarazzante chiedergli alla fine dell'amplesso di pagarla. Anche se a uno carino come lui avrebbe fatto un prezzo di favore.

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Hime a stento si trattenne dal rivelarle immediatamente il numero di stanza. *Non due volte di seguito, cazzo.*
"È un'informazione riservata." riuscì a dire con un tono di voce convincente nonostante la grandezza della cazzata che aveva appena detto. Sul serio, teoricamente sarebbe bastato chiedere a chiunque dove diavolo era la sua stanza per saperlo. Sulla seconda domanda, ecco, quello era un argomento che preferiva non toccare. Ed era di certo un argomento che la ragazza che aveva di fronte avrebbe continuato a tirare fuori, ovvio. Era già stato con delle prostitute, ma diciamo che non era andata esattamente come previsto... no, non si trattava di 'quello'. Più che altro l'essersi trovato di fronte sua sorella, ecco, quello era stato piuttosto un brutto colpo. Inutile dire che quella era stata l'ultima volta che ci aveva anche solo provato.
“E per quanto riguarda la seconda domanda, se perm...” stava per dire, per chiudere l'argomento, quando sentì un suono di campanello registrato e le porte si aprirono.
“Ah, lascia stare. Siamo arrivati.” disse, scndendo dall'ascensore e dirigendosi verso la presidenza. L'ultimo piano del garden, dove si trovavano ora, era sede anche della Sala delle Adunanze e della vecchia Camera del Consiglio dei Monti Bianchi, dove avvenivano le riunioni del consiglio. Nessuno si era nemmeno azzardato a proporre che la sala venisse svuotata ed adibita a qualcos'altro, nemmeno Medison. Sapeva alla perfezione quanto sarebbe stata poco saggia come scelta. Anche in quel piano pareti e corridoi erano bianchi, e sul pavimento si trovava più volte lo stemma di Trabia. Inizialmente non era ovunque a quel modo. Era negli ultimi anni che nottetempo erano stati messi quei mosaici. Evidentemente un ammonimento per il nuovo Preside. Sulle pareti del corrdoio (la Sala delle Adunanze e la Camera del Consiglio erano una a destra e una a sinistra, mentre la Presidenza era dal alto opposto del piano rispetto all'ascensore) erano presenti a intervalli regolari lampade alogene corte, coperte parzialmetne da un cono di verto azzurro aperto verso l'alto. Tra l'altro, c'era un ascensore solo nonostante al pian terreno ce ne fossero due. Evidentemente solo uno poteva raggiungere l'ultimo piano. Hime percorse l'intero corridoio contando che Cecilia lo avrebbe seguito, e quando fu sul punto di bussare alla porta del Preside la porta si aprì da sola.
Grazie, Hime.” disse Medison, seduto alla sua scrivania, con un libro tra le mani (dal titolo era evidentemente un romanzo erotico) che appoggiò sulla scrivania non appena vide Cecilia. “Ah, Signorina Liebe, entri pure. La stavo aspettando.” disse, indicandole una sedia davanti alla scrivania. Appena lei fosse entrata, la porta della presidenza si sarebbe richiusa dietro di lei. “Hime, vai pure, grazie.” disse poi al capo delle guardie, che dopo un accennato attenti si voltò e tornò in direzione dell'ascensore.
scusa epr il ritardo... queste giornate stanno diventando pessime

In name of God, impure souls of the living dead shall be banished into eternal damnation. Amen
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Born to be Wise


IN MEMORIA:
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
(Fabrizio De Andrè, Amore Che Vieni, Amore Che Vai, 1966)
CITAZIONE
Se anche tu sei stato sveglio fino alle 3:49 AM a studiare la filosofia cristiana di St. Agostino, copia questo nella tua firma

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Faremo scorrere fiumi di sangue
riportando a te schiere di anime perse
in nomine patris
et filii
et spiritus sancti


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Io sono InfernoIo sono Paradiso
Bandirò dall'esistenza i demoni impuriSalverò dall'esistenza gli angeli caduti
Porto il marchio della dannazione eternaPorto il marchio della dannazione eterna
Per bandirti dalle porte dell'esistenzaPer aprirti la strada alle porte della pace
Il tuo sangue è la portaIl tuo sangue è la porta
La mia arma è la chiaveLa mia arma è la chiave
Amen


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view post Posted on 4/11/2009, 18:41Quote
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Just fear me, love me, do as I say, and I will be your SLAVE.


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Informazione riservata. Beh, non per lei. Sarebbe, in un modo o nell'altro, venuta a conoscenza di quell'informazione. Gli uomini facevano di tutto e di più quando lei chiedeva qualcosa...
Non le sfuggì comunque il disagio che provò Hime nel tentare di rispondere alla seconda domanda. Purtroppo essendo giunti a destinazione lui ebbe una scusa per cambiare argomento e lei decise di non insistere oltre. Almeno non in quel momento.
Cecilia non poté fare a meno di notare quando quel luogo fosse maledettamente bianco. Non che le dispiacesse quel colore ma preferiva trovare pareti più vivaci e meno monotone. Almeno quelle lampade azzurre interrompevano la massa bianca togliendo a quel luogo l'aria da ospedale.
In quel piano c'erano solo tre porte. Probabilmente le stanze dietro ad esse dovevano essere spaziose e importanti, altrimenti non si spiegava il motivo per cui ci fossero così poche sale. Si sarebbe tolta anche lo sfizio di avere questa informazione, sicuramente.
Camminò decisa stando dietro a Hime, incuriosita dal fatto che, a parte la guardia all'esterno del garden, non aveva incontrato altri trabiani. Avrebbe voluto almeno sapere con che genere di personaggi avrebbe avuto a che fare. E magari stilare già le tariffe in base ai suoi gusti personali.
Osservò incuriosita la porta della presidenza aprirsi da sola prima ancora che Hime bussasse. Bel trucco, decisamente. Decisamente propensa al conoscere questo fantomatico preside Counters, accelerò il passo per introdursi rapidamente all'interno della sala. Rimase colpita dalla figura dell'uomo dietro alla scrivania. Aveva dei capelli molto belli, di una piacevole sfumatura di arancione. Gli occhi erano chiari e attenti. Non dimostrava più di 20/25 anni. Era maledettamente giovane per essere a capo di un intero Garden. Forse era per quello che agli altri soldati non andava a genio?
A seguito dell'invito del preside, Cecilia si accomodò sulla sedia che le fu indicata, non prima di essersi maliziosamente levata la pesante giacca e averla appoggiata sullo schienale. Accavallò le gambe e incrociò le braccia sotto il seno, come sua abitudine. L'aveva sorpresa il fatto che l'avesse chiamata per cognome nonostante non si fosse ancora presentata e, per quanto ne sapeva lei, Hime non glielo avesse detto. Immaginava che avrebbe scoperto tutto a tempo debito.
Mentre Counters congedava Hime, l'occhio visibile di Cecilia cadde sul libro che lui aveva posato non appena erano arrivati. Non le fu difficile identificarlo come un libro erotico. Uno spontaneo sorriso malizioso si fece largo sul suo volto. Probabilmente non sarebbe stato un problema convincerlo a prenderla come "prostituta ufficiale del garden".
« Vi stavate concedendo una lettura impegnata? » chiese quindi, indicando con un gesto aggraziato della mano il libro.

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view post Posted on 4/11/2009, 23:46Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/12/2009, 23:15


Hime, appena la porta si fu chiusa, si fermò un attimo. Era tentato di origliare cosa sarebbe successo lì... poi si ricordò che Medison, in qulunque diavolo di maniera faccesse, lo avrebbe scoperto. Non che lo avrebbe punito o altro, ma lo avrebbe saputo, e di certo non gli avrebbe fatto piacere dover dubitare di una delle poche persone che considerava verametne di fiducia. Glielo aveva detto tempo addetro che di solo tre persone si fidava in quel posto, e una di loro era lui. Quindi, si allontanò dalla porta e si diresse verso l'ascensore. Non ebbe bisogno di passare la sua ID nella fessura per aprirlo perchè anche se solo la sua ID e quella di Medison erano in grado di aprire quell'ascensore dal piano inferiore, chiunque una volta lì sarebbe potuto uscire semplicemente permendo un tasto. Era una misura di sicurezza che il nuovo Preside aveva installato di persona, come alcune altre cose in quel piano. Sul perchè, era un mistero, come molte altre cose a riguardo di quell'uomo.
Hime entrò nell'ascensore, schiacciò il tasto per scendere al pian terreno, poi sentì qualcosa sotto la scarpa. La sigaretta di prima. Si chinò a raccoglierla.
"Una cicca sprecata, e un'ottima occasione per scopare buttata nel cesso. Per non parlare di una lunga notte ghiacciata da passare." disse a se stesso, guardando la sigaretta schiacciata e fumata solo fino a metà.
"... ed è ancora duro. Vaffanculo." concluse, sempre rivolto a se stesso, buttando nuovamente a terra il mozzicone.
continua in Presidenza

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